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23 aprile 2007

Fuori dall’Italia la partita politica si gioca sui temi ambientali

Nelle ultime elezioni politiche italiane nei programmi elettorali si è parlato poco ed in maniera confusa del tema dell’ambiente. Il programma del centrodestra, sintetico su tutto, anche su questa materia prospettava in maniera stringata la realizzazione di due o tre cose, e cioè: i rigassificatori già autorizzati; i termovalorizzatori per smaltire i rifiuti; degli “incentivi alla diversificazione, alla cogenerazione, all’uso efficiente di energia, alle fonti rinnovabili (vere, non assimilate), dal solare al geotermico, dall’eolico alle biomasse, ai rifiuti urbani, per ridurre i costi dell’energia per le famiglie e per le imprese. Diversificazione del funzionamento degli impianti elettrici ad olio combustibile attraverso il ricorso al carbone pulito. Partecipazione ai progetti europei di sviluppo del nucleare di ultima generazione”. Punto. Ritorna dunque l’idea del nucleare, visto come soluzione dei nostri problemi energetici.

Il librone di 274 pagine dell’Unione dedicava uno spazio un po’ più ampio al tema, ponendo un accento sull’importanza del Protocollo di Kyoto e sullo sviluppo delle nuove fonti energetiche rinnovabili, assumendo degli impegni precisi su entrambi questi fronti: il raggiungimento di almeno l’80% degli obiettivi di Kyoto e di almeno il 25% di produzione elettrica da rinnovabili nel 2011, cioè fra quattro anni. E poi, nonostante le posizioni possibiliste di una parte minoritaria dell’Unione, in materia di energia vi era un punto enunciato con grande chiarezza: “una ripresa del programma nucleare oggi in Italia non è proponibile”. E su questo tirerei un sospiro di sollievo. Con un però. Correva l’anno 1987 e su questa questione vi fu un referendum, al quale gli italiani risposero ‘no’. Se dunque quelli che votarono erano i cittadini - chiamati in quel momento soltanto a dire un sì o un no - è pur vero che chi li aveva chiamati era una parte della classe politica, che si è poi limitata soltanto a gloriarsi di aver incassato quella risposta negativa, senza trarre da ciò la conseguenza che forse nei venti anni a venire ci si sarebbe dovuti occupare di creare uno scenario alternativo. Se oggi dunque da molte parti si tira fuori di nuovo il miraggio di un’improbabile panacea nucleare, la responsabilità politica è da imputare in gran parte a chi ha fatto dell’ambiente soltanto una modestissima casella partitocratrica.

In Francia ciascun candidato alle attuali elezioni presidenziali ha invece espresso nel dettaglio le proprie posizioni sulle politiche ambientali che intende portare avanti in caso di vittoria.

Un cenno ai candidati illustri ormai fuori gioco: Francois Bayrou dell’Udf proponeva: misure per il risparmio e lo sviluppo delle energie rinnovabili, il mantenimento controllato e trasparente del nucleare civile, moratorie sugli inceneritori e sugli Ogm, riduzione dei rifiuti e di pesticidi e fertilizzanti. Il ‘temibile’ Jean-Marie Le Pen del Fronte Nazionale, se da una parte si presentava con una posizione un po’ negazionista sui problemi planetari del clima, si faceva comunque paladino di un’ecologia vista come 'valore tradizionale’, del rispetto degli animali e di una valorizzazione del paesaggio che passasse attraverso una riqualificazione urbana dei vecchi quartieri degli anni Sessanta.

Per quanto riguarda i contendenti rimasti in gioco, la candidata socialista Segolene Royal propone: che entro il 2020 le energie rinnovabili, attraverso un loro consistente incremento, arrivino a costituire il 20% del consumo totale; politiche di risparmio energetico (ad esempio un programma per l’isolamento termico delle vecchie abitazioni), ed incentivi fiscali per incoraggiare il trasporto su ferro e lo sviluppo dei trasporti collettivi. La Royal indica anche una moratoria sulle colture Ogm e prospetta un rafforzamento della cooperazione in materia di ambiente, di ricerca e di energia in Europa, affinché l’agricoltura serva a ‘proteggere l’ambiente’ anche con contributi della politica agricola comune.

Da guardare infine con attenzione la posizione di Nicolas Sarkozy (non sono la sola a scommettere che sarà lui il vincitore). Il candidato dell’Udf propone di riformare 'a fondo' la fiscalità verde, affinché i comportamenti virtuosi siano meno costosi di quelli inquinanti, e di introdurre una responsabilità delle case madri per i danni provocati dalle loro filiere. Sarkozy dichiara di voler promuovere la creazione di un diritto internazionale dell'ambiente, di voler rilanciare lo sviluppo delle colture biologiche e di voler sviluppare le energie rinnovabili. Il suo proposito di un rafforzamento dell’energia nucleare, considerata una fonte pulita in un paese da cui non è mai stata bandita, diviene una differenza significativa rispetto alla sua antagonista, e crea invece un’analogia con i programmi del centrodestra italiano.

Comunque vada, al contrario di quanto avviene in Italia, è evidente che nel resto del mondo i temi ambientali tendono a diventare sempre di più una priorità politica. Purtroppo per noi, presto o tardi potrebbero stare al primo posto. Per necessità, non per virtù, temo.




permalink | inviato da il 23/4/2007 alle 2:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

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