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1 giugno 2006

Che noia queste elezioni. E poi, Napoli.

Ho temporeggiato un po’ per scrivere il post su queste ultime elezioni amministrative. Davvero noiose. E questa sensazione deve aver investito non soltanto me ma anche diverse altre persone, visto l’alto numero di astenuti.

Che dire? Su Roma verdetto scontato, perché probabilmente Veltroni è un gran bravo sindaco, ma soprattutto sa muoversi alla perfezione e sa essere in perfetta sintonia con il sentire di questa città. Ma anche a causa degli errori della cdl, che era miseramente arrivata alle elezioni politiche con ben tre candidati, improbabili sia per il numero che per la loro potenziale forza elettorale e la loro scarsa notorietà, se si eccettua Gianni Alemanno. Come a dire: anche noi di destra riconosciamo formalmente che Veltroni è imbattibile e la partita nemmeno ce la giochiamo. Pessimo segnale. Se soltanto si fosse costruita seriamente la candidatura di Alemanno un anno e mezzo prima, la perdita sarebbe stata di gran lunga più dignitosa. Ma ci sarebbe stata comunque una perdita, questo è fuor di dubbio.

Su Napoli, invece, la noia lascia il posto davvero ad una gran tristezza, perché il fatto che la Jervolino sia stata nuovamente votata, e per giunta con un plebiscito pari quasi a quello di Veltroni – e non lo dico partendo da una posizione politica, ma da ‘napoletana all’estero’, cioè a Roma – vuol dire che a Napoli ormai non si è arrivati alla frutta, ma all’ammazzacaffè. E che evidentemente il centrodestra non aveva affatto un candidato credibile.

Senza contare il giudizio morale e le vicende giudiziarie su alcuni assessori della giunta Jervolino, basta vedere come è ridotta Napoli in questi ultimi anni per ritenere che, evidentemente, qualcosa nella psicologia di chi continua a vivere quotidianamente la città sfugge, anche a chi è napoletanissimo ma magari da alcuni anni ci ritorna raramente con affetto e se ne riparte con un po’ di avvilimento. Qualcosa che spinge verso la rassegnazione, qualcosa che porta a pensare che sia inevitabile che tutto debba essere e restare così.

Ogni volta che rivedo Napoli, la città mi ispira lo stesso sentimento di familiarità, amore e nostalgia misto a rabbia e sgomento che si può avere verso un antico amore impossibile e traditore per cui si sono fatte inutili follie, o verso una famiglia molto amata ma dall’atmosfera venefica per coloro che ne fanno parte.

Questo esito elettorale risulta ancora più incredibile perché la Jervolino, almeno stando alle parole, non era affatto apprezzata dalla gente, non rappresentava affatto una speranza per nessuno e la sua stessa ri-candidatura era nata malissimo ed era stata accolta ancora peggio dalla stessa sinistra. Ma, evidentemente, il voto di rassegnazione ha trionfato. E il centrodestra napoletano doveva essere visto ben male per arrivare a tanto! Credo che gli oppositori della sindaca debbano fare a questo punto un seriiiiissimo esame su tutto quello che hanno rappresentato e che non hanno saputo rappresentare.

Ma la cosa più grave che è successa a Napoli è che a questo punto si è persa ormai definitivamente qualsiasi speranza di poter ancora minimamente affermare quello che personalmente considero sempre e comunque un grandissimo valore democratico e politico: l’alternanza.

Ormai in Campania da anni vige un blocco di potere unico, che attraversa tutti i centri e i sottocentri di potere, e che costituisce un impenetrabile muro di gomma per chiunque voglia fare un po’ d’informazione non embedded, oltre che per chiunque voglia fare una qualunque altra cosa gli passi per la testa, in un qualsiasi campo ed in qualsiasi momento.

Ma tant’è.




permalink | inviato da il 1/6/2006 alle 19:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

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