|
16 luglio 2010
www.danielacondemi.wordpress.com
Il blog riprende la sua attività e trasloca qui:
blog
wordpress
| inviato da Daniela Condemi il 16/7/2010 alle 8:9 | |
15 settembre 2009
Sette per cento
La comunicazione nei rapporti umani è fatta di parole, di sguardi, di gesti, delle emozioni evidenti che saltano agli occhi, ma anche di quelle che traspaiono attraverso impercettibili o malcelati movimenti del corpo che cercano di dissimulare le emozioni stesse. E' tutto questo che nel suo complesso costituisce il vero racconto delle persone, della loro natura e dei loro sentimenti. E' su tutto questo che dovremmo formarci un'idea o delle sensazioni. Secondo alcuni studi scientifici nella comunicazione la voce rivestirebbe un peso del 38%, il linguaggio non verbale (cioè lo sguardo, il modo di muoversi, l'espressione del viso e del corpo) quello del 55%, e dunque alle parole, alla comunicazione verbale vera e propria, non resterebbe che un misero 7%. Da ciò se ne trae che tutto il tempo che trascorriamo utilizzando facebook, gli sms, i vari messenger e persino le email è tempo investito soltanto su quel sette per cento di quanto sarebbe possibile trasmetterci nei rapporti umani, e che nel fare questo non possiamo che perdere tutte le cose che passerebbero invece attraverso i gesti, gli sguardi, i suoni di una voce. Sorge allora il dubbio che tale nuovo modo di vivere e di interagire porti inevitabilmente a dei rapporti non soltanto assolutamente parziali, perché privi di quel novantatré per cento della comunicazione, ma che, se protratti nel tempo, questi tendano persino a divenire qualcosa di viziato, di alterato e di notevolmente nevrotico. Insomma dei rapporti tra avatar fatti di botta e risposta continui, e di nulla di più. D'accordo, mi si può dire, la tecnologia è soltanto un mezzo. Ma, si sa, troppo spesso la forma diviene immancabilmente anche sostanza. Ed oggi come oggi se si può si tende a rinunciare persino all'uso del telefono a favore di un messaggino con gli emoticon. Sarà per questo che molti trovano straordinario il contatto con gli animali, che guarda caso costituisce proprio la negazione della comunicazione verbale. Sarà per questo che attraverso facebook si ritrovano spesso tantissimi rapporti perduti - compagni di scuola, ex amori, amici d'infanzia, vecchi compagni d'avventure - ma che poi, dopo il "vediamoci, sentiamoci" di rito, anche in seguito di fatto quei rapporti ritrovati restano confinati proprio in quel limbo virtuale. Sarà per questo che c'è qualcuno che ancora, anche a dispetto dell'immensa praticità ed efficienza che comportano certi mezzi, resiste, resiste, resiste, ed utilizza a malapena l'email quando proprio non riesce a farne a meno. Sarà per questo che ogni tanto anche io penso di prendermi un po' di vacanza da questo mondo virtuale, magari investendo lo stesso tempo nella lettura di qualche libro, in un concerto, o in qualche cena tra amici. Alla ricerca di quel novantatré per cento orribilmente perduto.
22 luglio 2009
La vita emotiva degli animali da fattoria
20 luglio 2009
Leggi la mia rassegna stampa per...
'Politichiamo'!

rassegna stampa
politichiamo
| inviato da Daniela Condemi il 20/7/2009 alle 10:0 | |
15 marzo 2009
www.referendumelettorale.org


8 dicembre 2008
Firma l'appello per la Volpe a tre zampe

Stavolta non è un animale ma un bellissimo film che rischiamo di non vedere mai.
8 novembre 2008
Rifiuti a Napoli: forza Corte dei Conti!
Il Corriere del Mezzogiorno dimostra ancora una volta di essere probabilmente il più serio tra i giornali napoletani, e di pubblicare anche le notizie che altri quotidiani - da quando c'è il regno di Bassolino, ovvero da un'infinità di tempo - non osano pubblicare.Personalmente anni fa mi è capitato di conoscere in tribunale in un processo penale uno di questi signori (ovviamente l'imputato era lui ed io ero la parte civile, e se qualcuno per caso fosse interessato agli atti può chiedermeli in qualsiasi momento). Dunque non posso che dire: forza Corte dei Conti.
Indagine dei magistrati contabili sulle inutili assunzioniper la differenziata. Nel mirino anche quattro assessori
 Iervolino e Bassolino
NAPOLI - Per fare la raccolta differenziata a Napoli i mezzi a
disposizione agli inizi del 2000 erano 46. Considerando turni, ferie e
malattie avrebbero potuto lavorarci non più di 150 persone. Al
Consorzio di bacino Napoli 5 - che avrebbe dovuto curare il servizio -
furono assunte 362 dipendenti. Più del doppio. E nessuno di loro ha mai
svuotato nemmeno un cestino contenente carta o cartone perché nel
frattempo il servizio della differenziata è stato affidato all'Asìa,
l'azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti solidi. Non è una
novità - racconta il Corriere nella Sera in
un servizio a firma di Fulvio Bufi - ma per tutto il denaro pubblico
speso per assunzioni inutili o appalti quantomeno ingiustificati ora la
Corte dei Conti è pronta a chiedere il saldo ai politici che hanno
amministrato la città negli ultimi 15 anni. Una cifra che si aggira -
riferisce il Corsera - sui 34 milioni di euro.
A pagare - aggiunge la Corte contabile -
dovrebbe essere Antonio Bassolino in testa, poi Riccardo Marone che gli
subentrò nella carica di sindaco quando l'attuale governatore si dimise
per candidarsi alla Regione, e Rosa Russo Iervolino primo cittadino in
carica. E non soltanto loro. Scrive Bufi: «Ci sono pure quattro
assessori ed ex assessori nel mirino della magistratura contabile:
Massimo Paolucci, Ferdinando Balzano, Ferdinando Di Mezza e Gennaro
Mola».
Le inchieste sono due - riferisce il Corriere -
e marciano parallele. Per entrambe gli amministratori coinvolti hanno
recentemente ricevuto un invito a controdedurre cioè a presentarsi
entro 60 giorni dal magistrato e illustrare la propria posizione in
merito agli episodi contestati. Episodi di sprechi, secondo quanto ha
ricostruito il pm Antonio Bucarelli, sostituto procuratore generale
presso la sezione napoletana della Corte dei Conti, Che ha quantificato
gli eventuali risarcimenti in 4 milioni 225 mila euro per quanto
riguarda l'assegnazione all'ASìa dei servizi di raccolta differenziata
e di 28 milioni per le inutili assunzioni al Consorzio di bacino
Napoli5. Cifre - scrive ancora Bufi sul Corsera - che non andrebbero
ripartite equamente. Bassolino, ad esempio dovrebbe risarcire insieme
con Di Mezza e Molqa il 60% dei 4 milioni e rotti; Marone, Balzamo e
Paolucci il 30% e la Iervolino solo la restante quota dle 10% che
equivarrebbe a 422 mila euro.
5 settembre 2008
Arctic becomes an island as ice melts. Il Polo Nord adesso è un'isola.

polo nord
scioglimento
| inviato da danielacondemi il 5/9/2008 alle 8:0 | |
1 agosto 2008
E il Pd che fa?
Fugge!
31 luglio 2008
A processo
La redazione di Libero è sempre molto sensibile verso i temi che riguardano i diritti dei senza voce. Salviamo Ciutù.
| inviato da danielacondemi il 31/7/2008 alle 8:30 | |
24 luglio 2008
Animali & diritti
Le fattorie del dolore.
allevamenti
| inviato da danielacondemi il 24/7/2008 alle 8:20 | |
18 luglio 2008
Liberati gli attivisti di Greenpeace che difendono le balene
balene
| inviato da danielacondemi il 18/7/2008 alle 1:19 | |
10 luglio 2008
Il G8, la fame nel mondo e la responsabilità degli allevamenti intensivi
Pochi ma fortissimi motivi per decidere di aprire gli occhi e capire quanto il consumo di carne sia nocivo anche per l'umanità.
g8
carne
allevamenti intensivi
| inviato da danielacondemi il 10/7/2008 alle 8:0 | |
9 luglio 2008
Rassegna stampa: Emergenza ingiustizia
Filippo Facci per il Giornale
Chiedetelo ai beoti di Piazza Navona, chiedetelo ai centinaia di sottovuoto-spinto che ieri erano indecisi se ascoltare Beppe Grillo o fare lo struscio in corso Vittorio: di quale giustizia dovremmo parlare? Di quella evocata dal pitecantropo molisano che associa un governo democratico a «magnaccia» e «stile mafioso» e «stuprare i bambini»? O quella di un pluriomicida, Michelangelo D'Agostino, che i bambini intanto li sorvegliava in un parco giochi? Dopo che aveva già ammazzato quindici persone? Dopo che aveva già preso un bambino in ostaggio? Qual è il problema della giustizia in Italia? Il Lodo Alfano? Quel pateracchio inesistente che è il processo Mills, che finirà in niente come sanno tutti? La Carfagna? La moglie di Willer Bordon? Sono gli scatti professionali dei magistrati, il problema? Loro sfilano, giocano con le bandierine, si trincerano nel nulla internettiano come alternativa alla Playstation, incassano grano da libri e dvd: chissà quanti di loro parleranno di Michelangelo D'Agostino, oggi. Chissà quanti chiederanno conto all'intoccabile terzo potere italiano di un signore di 53 anni che è stato libero di ammazzare un'altra volta dopo averne spazzati via 15. Bella la vita del pirlacchione che manifesta a piazza Navona. E bella la vita dei Michelangelo D'Agostino, una vita al massimo. Non è lui il problema. È già un camorrista, nell'aprile 1983, e in un conflitto a fuoco coi carabinieri viene beccato: finisce dentro. Non è un problema. Era già un killer, faceva parte della Nuova Camorra Organizzata e nel 1985 si accodò alla messe di pentiti che dal nulla accusarono Enzo Tortora di essere uno di loro, un infame: disse che il giornalista faceva parte del clan di Cutolo e contribuì sensibilmente a farlo condannare in primo grado: «Ho firmato i verbali senza leggerli, speravo in qualche beneficio», dirà anni dopo. Torna in galera, ma nel 1997 ecco la semilibertà. In fondo era uno che aveva semplicemente detto ai magistrati che «uccidere è quasi un gioco, ho cominciato per caso, poi ci ho preso gusto e ho continuato. Prendevo a calci i cadaveri; baciavo la pistola sporca di sangue». In libertà. Esce e subito due rapine, «spatascia» un'auto contro un semaforo, sequestra una madre col figlioletto in carrozzina; cede alle forze dell'ordine solo dopo essersi preso due proiettili in corpo. Passa un po' di tempo ed eccoti un'altra licenza premio (premio di che?) che lui utilizza immediatamente per rapinare un bar e fottersi 4.000 euro: per quel che sappiamo. Poi, essendo palesemente una persona seria e affidabile, nell'aprile scorso ottiene una bella licenza lavorativa e lascia il carcere Calstelfranco Emilia, vicino a Modena, e se ne va a Pescara improvvisandosi guardiano del parco giochi Villa De Riseis, dove pure dorme e fa lavoretti vari. Era un lavoro regolare? No. Aveva un contratto? No: la cooperativa che gestisce il parco lo lasciava fare al pari dei Servizi sociali cittadini. È passato anche dalla Caritas: «Ma dalla magistratura», ha detto il direttore don Marco Pagnillo al Corriere della Sera, «non ho mai ricevuto nessuna disposizione». Non lo controllava nessuno. E nessuno, invero, aveva ricevuto mai nessuna comunicazione da nessuno. Si sono limitati ad allontanarlo anche dalla Caritas, perché non stava alle regole. Tra due settimane avrebbe dovuto tornare in carcere, ma probabilmente non ci pensava nemmeno. Ed ecco dunque che lui, un uomo che aveva compiuto oltretutto quindici omicidi in tre mesi, domenica scorsa decide di emanciparsi dalla sua «licenza trattamentale» e, dopo una lite da niente, spara in testa e all'addome di Mario Pagliaro, 64 anni, moglie e figli, trucidato tra le mamme e i bambini. Avevano litigato, sapete. È rimasto libero fino a ieri pomeriggio e ha vagato tranquillo per il nostro Paese, armato. E non una parola: silenzio da un mondo politico e giornalistico tutto concentrato su una banda di cialtroni intenti a spiegare come il problema, tra questo porco assassino e Silvio Berlusconi, sia il secondo. Perché è ancora libero.
| inviato da danielacondemi il 9/7/2008 alle 8:0 | |
8 luglio 2008
Divagazioni: Mina, Oggi sono io
Sarà che è estate, sarà che sfogliando i giornali avverto un generale senso di squallore, ma forse si era capito che in questo periodo ho sempre meno voglia di scrivere di politica e sempre più di ascoltare musica. Sarà che Youtube è una miniera inesauribile di piccoli capolavori, e in questi giorni ne ho scoperto un altro.
musica
divagazioni
| inviato da danielacondemi il 8/7/2008 alle 0:0 | |
1 luglio 2008
Alemanno svegliati
ROMA: LAV, BLOCCATI FONDI PER SOSTENERE ANIMALI OSPITATI IN STRUTTURE COMUNALI. LEGA ANTIVIVISEZIONE SOLLECITA MISURE URGENTI Roma, 1 lug.- (Adnkronos) - La Lega Antivivisezione di Roma è stata informata recentemente che il Comune di Roma avrebbe bloccato l'erogazione dei fondi normalmente versati alle Associazioni che gestiscono, in convenzione, le strutture del Comune adibite ad ospitare migliaia di sfortunati animali'. Lo afferma la Lav in un comunicato. 'Il blocco dell'erogazione di questi fondi, elargiti da diversi anni dal Comune ad alcune associazioni animaliste, composte in gran parte da personale completamente volontario- spiega Bruno Ceravolo, Responsabile Provinciale della Lav di Roma- per sostenere migliaia di sfortunati cani e gatti di proprieta' del Comune di Roma, rischia di compromettere seriamente le condizioni di salute di tanti animali trovatelli, ospitati e curati nelle strutture in attesa di un futuro piu' fortunato, e di rallentare fortemente l'attivita' delle associazioni impegnate nel monitoraggio del territorio. Sollecitiamo il Sindaco, Gianni Alemanno, l'Assessore all'Ambiente, Fabio De Lillo, ed il Direttore del X Dipartimento del Comune di Roma, Bruno Cignini, ad impegnarsi per una rapida e positiva soluzione della triste vicenda - continua Ceravolo- Riteniamo che la situazione di difficoltà economica che attanaglia il Comune di Roma non debba mai ed in nessun modo ricadere sulla pelle dei piu' deboli ed indifesi della societa', 'ruolo' rappresentato in questo caso dagli animali'. Lav di Roma auspica infine 'un'immediata soluzione positiva dell'annosa vicenda, e sollecita l'Amministrazione Comunale ad impegnarsi prontamente per sbloccare l'erogazione dei fondi necessari al sostentamento di migliaia di sfortunati animali, bisognosi di cibo, ma anche di cure mediche, farmaci e del sostegno dei volontari animalisti'. (Zla/Zn/Adnkronos) 01-LUG-08 12:56
animali roma
alemanno
| inviato da danielacondemi il 1/7/2008 alle 20:20 | |
30 giugno 2008
Firmiamo firmiamo
Le batterie sono prigioni. E' il momento di aprire le gabbie.
Io sono contro la vivisezione.
petizioni
| inviato da danielacondemi il 30/6/2008 alle 20:0 | |
29 maggio 2008
Trattare con cura
Bovini costretti a viaggi mortali: video LAV

da: www.lav.it
Un nuovo video shock, diffuso in Italia dalla LAV a sostegno delle azioni della coalizione “Handle with Care” (Trattare con cura) contro il trasporto di animali vivi destinati alla macellazione, documenta la sofferenza di migliaia di bovini costretti a lunghi viaggi mortali dal Belém, uno dei porti del Brasile con maggiore traffico di navi, al Libano, dove arrivano stremati o già morti dopo un viaggio che può durare più di tre settimane. Fino al 10% dei bovini muore durante la traversata oceanica, a causa di stress termico, traumi e malattie respiratorie; ammassati sulle navi in condizioni spaventose, senza cibo né acqua anche per quattro giorni, senza la possibilità di muoversi o di sdraiarsi, sono costretti a subire sofferenze inaudite.
Su iniziativa della LAV, da alcuni giorni migliaia di cittadini italiani stanno sottoscrivendo un appello con il quale si chiede al Pubblico Ministero Benedito Wilson Sà dello Stato di Parà (Brasile), al Presidente dell’Assemblea e al Governatore dello Stato, di trasformare in un bando permanente la temporanea sospensione dell’esportazione di animali vivi, decisa dal Pubblico Ministero proprio a causa delle crudeltà inflitte agli animali. Per esprimere il proprio NO al commercio degli animali vivi, si può compilare i campi previsti per l'invio, alla pagina: http://e-activist.com/ea-campaign/clientcampaign.do?ea.client.id=24&ea.campaign.id=756
“Se la sospensione dell’esportazione di animali vivi sarà vietata in via permanente, a più di 100 mila bovini all’anno potrà essere risparmiata la sofferenza di un orribile e lungo viaggio per mare e per terra dal Brasile al Libano, spesso mortale - dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della LAV – Il trasporto su lunga distanza di animali vivi destinati alla macellazione è un grande business mondiale, malgrado gli evidenti e seri problemi di salute e di sicurezza sanitaria che determina.”
La Coalizione internazionale “Handle With Care” (Trattare con Cura)*, è impegnata anche nella campagna contro il trasporto di cavalli dalla Spagna all’Italia e nel denunciare i principali effetti del trasporto sugli animali, tra questi: lesioni ed ecchimosi, la cosiddetta carne DFD (Dark, Firm, Dry: scura, rigida e secca), provocata dal consumo del glicogeno nei muscoli a causa della spossatezza degli animali dovuta ai lunghi viaggi; la cosiddetta carne PSE (Pale, Soft, Exudative: pallida, molle, essudativa); contaminazioni da salmonella.
I tassi di mortalità degli animali sono maggiori in presenza di temperatura e umidità elevate. Secondo la FAO, il trasporto su lunghe distanze di animali d’allevamento è un facile veicolo di diffusione di malattie. Tra le malattie animali legate al trasporto vi sono: l’ipertermia maligna, i colpi di calore, la sindrome da stress (PSS), una malattia grave che può portare alla morte. Durante i lunghi viaggi, gli animali sono costretti a stare sugli escrementi e il gas di ammoniaca generato dall’urina può irritare le vie respiratorie sia degli animali che degli uomini.
*La LAV collabora con la coalizione “Handle with Care” (Trattare con Cura), composta da: WSPA, CIWF, RSPCA, RSPCA Australia, Dieren bescherming (Dutch SPCA), Dyrenes Beskyttelse (Danish SPCA), International League for the Protection of Horses, Humane Society International, Born Free USA and Eurogroup for Animals.
Per approfondimenti: Trasporti
28 aprile 2008
Non è vero
Non è vero. Non è vero che è stata l'onda lunga delle politiche. Non è vero che Rutelli si era 'messo a disposizione' del partito. Quando questa storia è incominciata Rutelli era invece convinto di vincere. Allora Roma sembrava cosa scontata. E l'onda lunga delle politiche non ha intaccato un candidato alla provincia di Roma che era valido contro un altro che era molto più debole. E la questione sicurezza, la paura, hanno inciso soltanto fino a un certo punto. Non è vero, sono storie. La verità è che Roma non ne poteva più di coloro che si sentivano, a prescindere da tutto, i padroni di Roma. E i romani, si sa, non guardano in faccia a nessuno. E, come ha detto l'amico e collega Guido T., se non ora, quando? Dunque hanno deciso di metterli almeno per un giro in panchina. La verità è che Rutelli, Rutelli e tutto quello che rappresenta, ha inesorabilmente perso queste elezioni. E che Alemanno le ha indiscutibilmente vinte.
rutelli
sindaco di roma
alemanno
| inviato da danielacondemi il 28/4/2008 alle 18:57 | |
25 aprile 2008
La fine dell’equivoco Verdi. Appunti e spunti per un centrodestra ecologista
Quello che da anni mi fa soffrire e spesso ferocemente
arrabbiare del centrodestra italiano è l’attenzione troppo sporadica ai temi
ambientali e l’assenza di una visione globale di quanto il nostro rapporto con
il pianeta Terra debba rappresentare una priorità assoluta per la politica.
Tutto qui.
Ma la responsabilità del centrodestra in questo
senso è soltanto parziale: il punto è che purtroppo in questo campo è proprio
l’Italia in generale ad avere troppo spesso una visione limitatissima ed
assolutamente provinciale di questo aspetto importantissimo della vita ed anche
dell’economia: in poche parole, è l’Italia a non essere ancora europea, e con
essa anche i suoi partiti politici. Io sogno invece un centrodestra italiano
che sia anche europeo ed ecologista. E’ forse un sogno impossibile?
Vecchie visioni, vecchie icone Una
delle principali sfide che attende chi voglia occuparsi di politiche
dell’ambiente consiste nel fatto che in Italia occorre uscire finalmente da
un’idea di ambientalismo e di anti-ambientalismo che sono vecchie ormai di
trent’anni. Nell’immaginario
generale pesa ancora troppo la contrapposizione tra due icone che si sono
consolidate negli anni ma che al giorno d’oggi appaiono ormai cosa falsa e
grottesca: da una parte c’è il paladino dell’ecologia, un duro e puro dalle tendenze
pauperiste e veterocomuniste, che si colloca politicamente nell’estrema
sinistra, ed è capace soltanto di agitare spauracchi e slogan banali; dall’altra
parte c’è un insipiente ed ottuso consumista oltranzista e un po’ cialtrone,
che politicamente si colloca a destra, il quale conserva gelosamente una
visione miope ed insipiente di progresso, fatta soltanto di cemento e di
industrie inquinanti, senza scrupoli, senza attenzione verso il pianeta ed
incapace di prospettiva alcuna. Eppure
basterebbe rivolgere uno sguardo all’estero ed agli altri paesi europei in
particolare, per comprendere quanto gli scenari siano di gran lunga più
complessi e come il quadro politico stia evolvendo in maniera completamente
diversa.
Nel mondo la partita politica si
gioca sui temi ambientali
Nelle
ultime due tornate elettorali italiane nei programmi si è parlato poco ed in
maniera confusa del tema dell’ambiente, mentre nel resto del mondo risuonava
tutta un’altra musica, e mai come negli ultimi tempi è risultato evidente
quanto questo argomento sia divenuto una priorità politica. L’attenzione
in tal senso era in molti casi già alta, ma forse un punto di svolta è stata la
presentazione del rapporto commissionato dal governo britannico all’ex capo
economista della Banca Mondiale Nicolas Stern, che ha messo in luce quanto
l’inerzia dei paesi industrializzati sul clima potrebbe portare verso una vera
bancarotta mondiale, un collasso economico maggiore della crisi del 1929. Il
rapporto Stern, pubblicato nell’ottobre 2006, ha segnalato che i
costi per risanare gli interventi dell’innalzamento del livello dei mari, della
siccità o delle emigrazioni di massa conseguenti ad uragani ed inondazioni potrebbero
aggirarsi fino al 20% del Pil mondiale. Se da
una parte queste previsioni spinsero Blair a chiedere che venissero presi
provvedimenti urgenti a livello europeo ed a nominare come consigliere speciale
della Gran Bretagna sul cambiamento climatico proprio Al Gore, in generale si è
consolidata una consapevolezza che spinge sempre più verso un impegno per la
salvezza del pianeta. Tale impegno in molti casi è politicamente trasversale
ma, comunque, non risparmia i moderati dei vari paesi occidentali. E allora
se negli Usa è evidente l’attivismo dell’ex vicepresidente Gore, che arriva a
portarlo addirittura verso il Nobel, a nessuno sfuggono nemmeno le scelte del
governatore repubblicano della California Arnold Schwarzenegger, che scavalca
di gran lunga il presidente Bush, prendendo le distanze dalla sua marcia
indietro sul protocollo di Kyoto e lamentando «l'assenza di una politica
federale coerente» contro l'effetto serra. E lo stesso Schwarzenegger non mancò
nemmeno di stringere con il premier laburista britannico Tony Blair un'alleanza
per ridurre le emissioni inquinanti.
E non è
da meno il leader dei conservatori inglesi David Cameron, il quale ha
posto sin dall’inizio un fortissimo accento sull’ecologia: dalla scelta di
andare al Polo Nord per verificare con mano i danni dell'effetto serra, al
fatto di andare ogni giorno in ufficio in bicicletta, con tanto di casco e
giacca a vento, o infine alla proposta di incentivare le auto ecologiche e
tassare quelle inquinanti.In
occasione delle ultime elezioni presidenziali in Francia, poi, ciascun
candidato ha espresso nel dettaglio le proprie posizioni sulle politiche
ambientali che intendeva portare avanti in caso di vittoria. Nicolas Sarkozy,
ad esempio, tra le altre cose aveva proposto di riformare 'a fondo' la
fiscalità verde, affinché i comportamenti virtuosi divenissero meno costosi di
quelli inquinanti, e soprattutto di promuovere la creazione di un diritto
internazionale dell'ambiente. Ma soprattutto, al momento dell’elezione, la sua
prima dichiarazione rivolta anche agli "amici americani", è stata la seguente: "Potete contare sulla nostra
amicizia. La Francia
sarà sempre al vostro fianco", "ma l'amicizia è accettare che gli
amici possano avere idee differenti” e "una
grande nazione come gli Usa ha il dovere di non fare ostacolo alla lotta contro
il riscaldamento globale; è in gioco il destino dell'umanità tutta intera. La Francia
farà di questa lotta la sua priorità".E proprio Sarkozy in alcuni casi ha
fatto squadra col cancelliere tedesco Angela Merkel, cosa che ha
dimostrato il ruolo chiave del tema del clima durante la presidenza tedesca
della UE.
Persino
da parte di Papa Benedetto XVI non
sono mancati ripetuti appelli in questa direzione, quando ha affermato che “gli uomini infatti sono posti da Dio come
amministratori della terra, per coltivarla e custodirla. Di qui discende quella
chepotremmo chiamare la loro 'vocazione ecologica', divenuta più che mai
urgente nel nostro tempo"; o ha lanciato un invito ad agire "prima
che sia troppo tardi", chiedendo che"da parte di tutti si
intensifichi la cooperazione, al fine di promuovere il bene comune, lo sviluppo
e la salvaguardia del creato, rinsaldando l'alleanza tra l'uomo e l'ambiente,
che dev'essere specchio dell'amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e
verso il quale siamo in cammino".
Un grande equivoco italiano: i cittadini
verdi e i Verdi partito Queste
ultime elezioni politiche, con la scomparsa del partito dei Verdi dal
parlamento, possono essere finalmente l’occasione per segnare la fine di un
grande equivoco che si è affermato in questi anni. Della rumorosa assenza
italiana di una cultura politica che fosse trasversale intorno ai temi
ambientali ritengo abbia avuto in buona parte la responsabilità storica proprio
il partito dei Verdi. Questo era nato infatti come forza politica dall’impronta
fondamentalmente tematica, ma la sua classe dirigente, con l’avvento del
sistema maggioritario, anziché stabilire di sciogliersi in quanto partito e
divenire un’espressione politica che ‘disseminasse’ nei vari partiti sia
contenuti che persone (vedi l’esempio del partito radicale transnazionale),
dialogando sia a destra che a sinistra, ha optato invece per la miope scelta di
sopravvivenza del partitino, andando di fatto contro la storia e, soprattutto,
contro un vero ambientalismo che fosse efficace, diffuso e capace di incidere
nella politica e nella società. E dopo
aver conservato questo piccolo spicchio di elettorato ed averlo portato a
sinistra, ha aggiunto danno a danno, tessendo alleanze proprio con la sua parte
più massimalista, ed identificando la propria politica con essa, attraverso
posizioni fatte soltanto di no e di veti. Questa
stolta politica purtroppo non ha danneggiato soltanto i verdi-partito, ma per
molti anni si è anche ripercossa in maniera deleteria anche sugli tutti gli
altri soggetti impegnati in questo campo - associazioni, gruppi di cittadini,
aree di altre forze politiche – che di riflesso hanno visto lesa la propria
immagine da una comunicazione improntata tutta al negativo, e soprattutto volta
a far identificare forzosamente qualunque istanza ecologista con un piccolo
segmento partitico. Di più: si è trattato di uno scenario che in Italia ha
indirettamente favorito persino una sorta di ‘rimozione collettiva’ di ogni tematica
verde, allontanando per lungo tempo i cittadini dall’interesse verso queste
problematiche, alle quali non si riuscivano ad offrire soluzioni che dessero
speranza.
Certo,
non si devono addebitare tutte le colpe ai verdi-partito, perché sarebbe quantomeno
ipocrita non evidenziare che vi è stata certamente anche un’assenza della
politica in questo campo: a destra si è delegato a sinistra, ed a sinistra si è
delegato ai Verdi, come se ci si potesse prendere il lusso di dimenticare che
l’ambiente è cosa di tutti, che non è un comparto tematico bensì la condizione
fondamentale per la vita di noi tutti ed anche per una sana economia. Tuttavia è essenziale riconoscere
che, dopo i primi anni Novanta, la presenza dei verdi-partito spesso ha fatto
più male che bene alla causa ecologista in Italia, perché ha di fatto impedito
delle serie aggregazioni su questi temi, che potessero essere più forti e
politicamente trasversali.
Ed ora speriamo che questa possa
essere la fine di un brutto equivoco. Insomma,
occorre partire dal fatto che le politiche dell’ambiente in Italia non dovevano
iniziare né tantomeno devono finire con i Verdi, ma che, anzi, la scomparsa di
questa formazione un po’ abortita possa essere una buona occasione per chiarire
le idee.
Tuttora
vi sono dei segnali che indicano chiaramente quanto nel nostro Paese non sia
ancora evidente l’attenzione che si sta sollevando nel mondo verso l’ambiente:
il fatto che dell’evento del Live Earth, che nel mondo ha coinvolto due miliardi
di persone di cui soprattutto giovani, i mezzi d’informazione si siano occupati
pochissimo e soltanto all’ultimo momento, o ancora il fatto che il film di Al
Gore - proiettato in tutte le scuole inglesi, vincitore prima dell’Oscar e poi
in un certo senso del premio Nobel - abbia avuto scarsissima programmazione
nelle sale cinematografiche italiane, o in ultimo la sbiaditissima
partecipazione dell’Italia alla Giornata della Terra, sono tutti segnali del
fatto che forse ci stiamo ancora muovendo ad una velocità diversa, e che questo
divenire dell’ambiente elemento chiave dell’agenda politica presto potrebbe
sorprenderci e coglierci impreparati. I
sondaggi già dimostrano che l’ecologia occupa un posto altissimo tra le
preoccupazioni per il futuro dei giovani italiani. Ma per occuparsi di politica
dell’ambiente occorre prima di tutto riuscire a rompere gli schemi, saper andare
oltre degli atteggiamenti passivi e consolidati e, soprattutto, oltre una
faziosità un po’ becera sull’argomento, alimentata da anni di indifferenza e di
inerzia inconsapevole.
Per concludere, un esempio Per
concludere, per fornire un esempio di questo nuovo approccio alle politiche
ambientali che va delineato, ritengo molto utile citare nuovamente alcuni
passaggi di un’intervista
rilasciata ad una rivista italiana da un noto ecologista e politico
inglese, il quale afferma che “Solo i conservatori possono governare il
mercato e salvare il pianeta”. L’ecologista
in questione è Zac Goldsmith, ex direttore
del mensile The Ecologist e poi braccio destro di David Cameron. Goldsmith,
anche per età anagrafica ed estrazione economica (classe ’75 e famiglia
miliardaria), non corrisponde certo alla
vecchia immagine stereotipata dell’ambientalista di cui sopra. Egli
sovverte completamente la prospettiva politica corrente ed i luoghi comuni
sull’argomento, quando afferma che “l’ambientalismo
va oltre le distinzioni tra destra e sinistra, ma è l’approccio dei
conservatori quello più pragmatico e che può riuscire a riorientare il
mercato per la salvezza del pianeta: C’è un consenso trasversale sul fatto
che il cambiamento climatico richieda azioni urgenti, ma finché i leader non
capiranno quali sono i passi da compiere per affrontare realmente il problema
non vedremo altro che vaghe aspirazioni e obiettivi irrealistici”(…);
“personalmente ritengo che l’approccio conservatore abbia più senso, dal
momento che tende a collaborare con le imprese e la gente anziché
contrapporvisi. C’è un grande appetito pubblico per la ricerca di soluzioni
ecologiche, se siamo maldestri nell’approccio rischiamo di disperderlo e
perdere così una grande opportunità. Il cambiamento climatico è l’esempio più chiaro
del fallimento catastrofico del mercato. Credo che per correggere questo
fallimento il ruolo del governo debba essere quello di valorizzare
l’ambiente proprio all’interno del mercato. Questo richiede un quadro
legislativo forte, un set di regole in cui il mercato possa operare. Se invece
il governo si limita a tentare microinterventi di gestione non riuscirà a correggere
gli errori” (…).”Un conservatore che non è ambientalista, dal mio punto
di vista, non è un vero conservatore. Capacità amministrativa, conservazione,
efficienza, riguardo verso le generazioni future, principio di precauzione,
intransigenza contro gli inquinatori: sono tutti valori centrali dell’essere
conservatore che per qualche tempo sono stati dimenticati. È per questo che
George W. Bush viene considerato un conservatore. Secondo me non lo è affatto.
È un radicale. Non c’è niente di più radicale che perseguire politiche che
minacciano la vita del pianeta. Oggi il Partito Conservatore, sotto la guida di
David Cameron, ha dimostrato una profonda volontà di impegnarsi per le grandi sfide
del presente. Per questo il dibattito è cambiato radicalmente” (…); e conclude:
”il mercato è il motore più potente del cambiamento ma finora ha alimentato una
drammatica devastazione ambientale, fallendo su tutte le questioni più
importanti. Se però l’ambiente viene rigorosamente valorizzato nel mercato – in
modo che l’inquinamento non possa più essere considerato una mera esternalità –
non sarà più conveniente inquinare. Il governo deve fissare un criterio forte
per il mercato e consentire al mercato stesso di adeguarsi di conseguenza. Se
il criterio è corretto e inflessibile allora il mercato diventerà il nostro
alleato, e non il nostro distruttore.”
20 aprile 2008
Ciao, Giuliano
Stasera a un certo punto avevo sperato che qualcuno fosse impazzito e avesse deciso di farci uno scherzo orribile. Invece no. Col tempo penserò anche che non è giusto ricordare con un muso lungo chi andava incontro alla vita sorridendo, ed aveva una capacità unica di trasmetterti tutto quell'entusiamo. E allora lo ricorderò con un sorriso. Più in là, stasera no.
Ciao, Giuliano.
| inviato da danielacondemi il 20/4/2008 alle 23:18 | |
2 aprile 2008
Stop Canada's cruel seal hunt
Foche: inizia la strage. Subito nuova Legge (www.lav.it)
28/03/2008- Inizia oggi in Canada l’annunciata strage dei cuccioli di foca: 275mila animali, 5mila in più rispetto allo scorso anno, saranno uccisi brutalmente, e la LAV rinnova l’appello al nuovo Parlamento italiano affinché si impegni a contrastare efficacemente questo orribile massacro approvando in via definitiva la Proposta di Legge ‘bipartisan’ per il divieto d’importazione e commercializzazione di pelli di foca e loro derivati, che lo scorso mese di dicembre è stata approvata al Senato. “Dal nuovo Parlamento ci aspettiamo azioni concrete: l’approvazione, finalmente in via definitiva, di questa attesa Proposta di Legge – dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della LAV – Negli ultimi anni le iniziative politiche nazionali ed internazionali per fermare questa mattanza sono state numerose, anche a livello UE, fino allo studio da parte della Commissione UE di possibili sanzioni commerciali al Canada, annunciate pochi giorni fa dal quotidiano britannico The Independent: ora è il momento di realizzarle perché il massacro di questi cuccioli è inaccettabile e l’indignazione dell’opinione pubblica verso questo commercio violento è ai suoi massimi storici”. La portavoce del Commissario Europeo all'Ambiente Stavros Dimas, pochi giorni fa ha annunciato che la Commissione europea sta valutando l'adozione di misure restrittive contro la strage delle foche in Canada, proprio in considerazione dei metodi di “abbattimento inumano delle foche”. “Il Commissario Dimas ha già dimostrato la sua attenzione, invitando gli Stati membri ad emanare normative nazionali di divieto di commercializzazione di tutti i prodotti derivati dalla foca – prosegue Bennati – Nella relazione che ha accompagnato tale richiesta si sottolineava come questo tipo di caccia sia particolarmente inumana e crudele perché spesso le foche vengono scuoiate vive”. L'Italia, grazie alle azioni di denuncia portate avanti in questi anni dalla LAV, è fra i primi paesi UE che hanno già agito in tal senso, con misure temporanee in vista di una moratoria europea, a cominciare dal Decreto interministeriale del 2006 che ha introdotto una moratoria di fatto all’importazione e alla commercializzazione di pelli e derivati di foca. Il 15 marzo 2007 il Senato ha approvato una mozione che impegna il Governo a promuovere il divieto di importazione e commercializzazione dei prodotti derivanti dalla caccia alle foche e standard più elevati per gli animali negli allevamenti, oltre che a garantire il rispetto della normativa in materia di tutela della biodiversità e della fauna selvatica.
foche
caccia alle foche
| inviato da danielacondemi il 2/4/2008 alle 0:56 | |
2 aprile 2008
Scontri di (in)civiltà: la corsa dei buoi di Chieuti
Tra i tanti fenomeni di inciviltà ogni anno ad aprile a Chieuti (Foggia) si svolge questa assurda, diseducativa ed incivile
manifestazione strapaesana che, secondo gli organizzatori, sarebbe in
onore di San Giorgio. Povero Santo. E povera Italia.
maltrattamenti
| inviato da danielacondemi il 2/4/2008 alle 0:10 | |
17 marzo 2008
Dedicato a chi a Pasqua mangerà l'agnello
pasqua
agnelli
mattanza
| inviato da danielacondemi il 17/3/2008 alle 15:16 | |
15 marzo 2008
Capezzone nuovo portavoce di Berlusconi
E infatti, altro che escluso, sarà proprio
Daniele Capezzone il
nuovo portavoce di Berlusconi. Cosa che, francamente, mi sembra anche un'ottima scelta: spesso i migliori, si sa, vengono dalla scuola radicale.
capezzone
| inviato da danielacondemi il 15/3/2008 alle 2:13 | |
10 marzo 2008
Circa quaranta gli eletti non ricandidati nel PdL
Veltroni ha chiuso le liste per primo e ne è stato orgoglioso, nonostante ciò l'abbia costretto poi a rivederle a causa di qualche esclusione discussa (vedi Ceccanti e Lumia), ed abbia scatenato la bufera per il mancato rispetto del patto con i radicali. Ma l'importante era mostrarsi nuovi ed arrivare primi, anche se magari scoprire in anticipo le proprie carte può anche dare un vantaggio all'avversario.
Sul fronte del PdL le liste sono praticamente chiuse (ci sarà qualche rimaneggiamento notturno?) e domani si conosceranno i dettagli. Ma intanto già si sanno un po' di cose: che la voglia di rinnovare ha travolto tutto anche da quella parte, tanto da spazzare via una quarantina di eletti tra deputati e senatori, che non saranno nemmeno ricandidati. Considerando che l'aspettativa è di incrementare il numero di parlamentari rispetto a quello attuale e che Berlusconi aveva detto che più o meno sarebbero stati tutti ricandidati, si tratta di un taglio abbastanza pesante. E tra questi ci sono dei nomi eccellenti: parlamentari di peso, alcuni che hanno ricoperto il ruolo di coordinatori regionali e grandi portatori di voti. Altre notizie sono che non ci sarà la vociferata candidatura dell'ultim'ora del figlio di Clemente Mastella, che stranamente Daniele Capezzone non sarà per nulla candidato (ci si riserva forse un futuro posto di sottosegretario in caso di vittoria, o un ruolo nel partito? Oppure... nulla?). E ancora: i circoli del Buongoverno e quelli della Libertà porteranno entrambi in parlamento da cinque a dieci eletti ciascuno, quattro posti saranno per i 'diniani', quattro posti sicuri per gli uscenti della Dc di Rotondi, un paio per la Mussolini, tre per Giovanardi. E soprattutto, insieme ai big di partito, ci saranno molti nomi già segnalati dalla stampa in questi giorni: Barbara Contini, Maurizio Scelli, Santo Versace, Fiamma Nierenstein, Giuseppe Ciarrapico, Manuela Di Centa, Roberto Speciale, Ettore Riello, Deborah Bergamini.
5 marzo 2008
Un attimo dopo le candidature...
... e tra radicali e Pd è già contenzioso. Il loro è stato il dissenso più leale di cui il governo Prodi abbia goduto. Ma il dissenso, si sa, soprattutto se porta con sé anche il peccato di accompagnarsi alla lealtà, in politica proprio non paga. Buona campagna elettorale, verrebbe da dire.
LISTE PD: RADICALI AFFIDANO LORO RAGIONI A PARERE GIURISTI (9Colonne) Roma, 5 mar - In queste ore diversi giuristi si stanno esprimendo sul patto tra radicali e Partito democratico, in seguito alla composizione delle liste elettorali. I radicali affidano le loro ragioni al parere di tre rinomati giuristi. "Io - spiega Carlo Alberto Graziani, docente di diritto civile all'Università di Siena - non so se sul piano del codice civile il comportamento del Pd nei confronti dei Radicali sia censurabile (forse no), so solo che sul piano della Costituzione, per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, occorre - soprattutto se i cittadini non hanno la possibilità di scegliere i propri rappresentanti - che i partiti si comportino tra loro e con gli elettori in modo leale e trasparente". "Io - conclude - non so se sul piano della politica con la p minuscola il comportamento del Pd sia censurabile (forse no), so solo che sul piano della Politica con la P maiuscola quel comportamento offende i principi fondamentali". Secondo Antonio Nicita, docente di politica economica della stessa università "i meccanismi di selezione delle candidature hanno seguito logiche molto lontane dagli auspici di Walter Veltroni e del nuovo corso". "Ci sono casi oggettivamente imbarazzanti - prosegue - come quello siciliano. Ci sono tre province che non hanno rappresentanti, Siracusa, Ragusa, Caserta. A ciò si aggiunge il caso dei radicali: era del tutto evidente dal tenore dell'accordo che i nove posti avrebbero dovuto essere riferiti a posti 'sicuri'". "Non è un caso - sottolinea Nicita - che il numero di nove seggi si riferisse alla stima del contributo radicale alla lista Rnp sulla base dei voti del 2006. D'altra parte - prosegue - mi sembra che i sei o sette seggi 'prodiani' siano in postazione 'sicura' e che nessuno di loro sia a rischio. Auspico che si possano modificare agevolmente alcune postazioni dei radicali, visto che c'è tutto il tempo per farlo, e che con questa occasione il Pd possa anche migliorare alcune situazioni un po' scandalose che si sono verificate in talune circoscrizioni. Non sempre la fretta è un vantaggio. Più spesso, come diceva il poeta, essa è nemica della bellezza". Giuseppe de Vergottini, ordinario di diritto costituzionale dell'università di Bologna, osserva che le collocazioni dei radicali nelle liste del Pd, "tali da non assicurare il successo non rispondono a quello che pare l'oggetto dell'intesa che era stata raggiunta". "Quindi - prosegue - se le cose stanno come riportate dagli organi di informazione, siamo di fronte a una evidente inadempienza da parte di Veltroni. Quest'ultimo si prenderà quindi la responsabilità politica (il giudizio dell'opinione pubblica e quindi degli elettori) circa il mancato rispetto di un accordo che fino a prova contraria avrebbe liberamente e scientemente assunto". (Caf) 051835 MAR 08
5 marzo 2008
Inquietante lettura
Secondo Grillo quella del Pd sarebbe una condanna a morte per Giuseppe Lumia.
mafia
Pd
Veltroni
Beppe Grillo
| inviato da danielacondemi il 5/3/2008 alle 19:1 | |
1 marzo 2008
[...]
E neanche se ne va.
| inviato da danielacondemi il 1/3/2008 alle 3:1 | |
16 febbraio 2008
Rassegna stampa: Moratoria per il "Foglio"
di Filippo Facci per Il Giornale Il Foglio, per anni, è stata l’unica
novità giornalistica disponibile su piazza. I colleghi ne subivano
l’influenza, lo sorvegliavano, chi non lo leggeva finiva per subirlo.
Sorto nella scia di memorabili battaglie giudiziarie e culturali
(culturali, sì) il piccolo quotidiano ha vissuto fasi alterne e persino
gossipàre, sino a tornare tremendamente in riga dopo l’11 settembre.
Ora il giornale è cambiato davvero, lasciando di stucco anche molti che
ci lavorano e che si ritrovano avvolti da un’aura apocalittica, che ha
tolto ogni sorriso: nessuna finta ironia può dissimulare il passaggio
da un libertarismo sgangherato a un’enclave teologica in territorio
laico, un’autoinvestitura imbarazzante. Non c’è più traccia dell’agorà
anarcoide di un tempo: ora è veramente il giornale di Giuliano Ferrara
e della sua lista, non è più un crogiolo che fonda opinioni per un fare
dibattito vero, mirato alla riduzione del danno e dell’aborto: vuole
dividere e c’è riuscito, vuole far casino, derivarne irrigidimenti e
bipolarismi esistenziali, far scendere la gente in piazza come
trent’anni fa (incredibile) e purtroppo esaltare le sciocchezze di
entrambe le parti. Non ne avevamo bisogno, questo almeno penso io. Del
Foglio invece sì, e ci manca. Anche questo è un omicidio su un corpo
vivo.
il foglio
filippo facci
| inviato da danielacondemi il 16/2/2008 alle 19:40 | |
|